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ghétto Se questa voce, osserva il signor "VVertheimer gran rabbino e profes
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ovvero GHETTA armento, di cui I7 ortografia risponde meglio, ma il senso abituale dei rabbini e degli ebrei dopo la dispersione, cioè da GUDDA o OUDDAH separazione, in modo assoluto al significato della voce, volendo questa dire luogo di gente che vive repudiata, perché di notte chiuso e guardato (v. Guatare), e perfino si credè troncato da ftor-GrHÉTTO. Luogo in siepe chiusa, (cfr. ingl. gale oggi dallo stesso Yoc. della Crusca] accettato non soddisfa, perché non vale propr. separazione, divisione, ma atto o libello di repudio. — Però giova notare in contrario che la idea di repudio non contraddice una delle due voci seguenti, cioè dall'ebraico-caldeo, che è stato il linguaggio cioè segregata dal consorzio degli altri. — Altri propose l'ebr. GHUOT-ZER chiostro, chiusa, ed altri il fr. OUET sentinella, cancello^'), alcune principali città diviso dal resto del? abitato, e un tempo chiuso da mura o da cancelli, le cui porte stavano serrate dal tramonto del sole fino all'alba, e nel quale erano le case, i negozi, i banchi degli Ebrei, non essendo allontanasi: d'altronde I1 ebr. GHET già da altri [e sore di linguistica ali5 università di Ginevra, ha veramente una origine semitica. essa non può derivare che da loro permesso di abitare, ne di tenere uffici altrove,
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